Vogliamo far riaprire il gioco d’azzardo

Sicuramente il mondo del gioco, ma non solo, cercano “affannosamente” di trovare appigli nei provvedimenti del Premier Conte per contestarne il contenuto e riuscire a proporre ricorsi al TAR che, però, sino ad oggi non hanno dato risultati soddisfacenti che ne abbiano “ribaltato” i contenuti e messo in condizione le aziende ricorrenti di poter usufruire di possibili aperture in contrasto con i diktat degli stessi Dpcm. E questo almeno sino ad oggi perché, forse, l’ultimo intervento dicembrino del Governo centrale potrebbe anche essere rivisitato in forza di alcuni “paletti” che il TAR del Lazio ha evidenziato ed ai quali ci si potrebbe attaccare per avere la possibilità di tenere le attività (del gioco in questo caso) aperte sopratutto in vista del periodo natalizio che potrebbe dare così un contributo a rimpinguare almeno un pochino le esigue risorse del settore ludico, compresi i siti autorizzati italiani di casino, così pesantemente compromesso già dalla chiusura di primavera e di quella attuale che dovrebbe oltre tutto prolungarsi sino a metà gennaio 2021.

Ma perché si asserisce questa idea che potrebbe davvero far rinascere il mondo dei giochi e le sue imprese? Od almeno consegnare una “speranziella” che già sarebbe tanta roba in questo momento così difficile economicamente: ma sarebbe davvero possibile? Si vuole andare con ordine e riflettere sulle varie pronunce dei TAR di questo periodo: Tribunali messi davvero sotto pressione per decidere sull’applicabilità o meno dei contenuti dei diversi Dpcm che vanno ad incombere sulle diverse attività commerciali senza dare però la sensazione che vengano applicate valutazioni corrette. Ed il gioco vorrebbe dire la sua in quanto perennemente bersagliato, e senza se e senza ma, dal Governo centrale che ritiene indispensabile la sua totale chiusura anche se le attività ludiche hanno pienamente dimostrato innanzitutto di essersi messe rigorosamente in regola con i protocolli richiesti ed anche che nessuna location di gioco è stata teatro di alcun focolaio di contagio.

Ai cittadini ed alle imprese viene chiesto un ulteriore pesante sacrificio, sperando che la condizione sanitaria continui a migliorare: ma è difficile per tutti sostenere una situazione di disagio personale e di danni economici per le aziende ancora a lungo. É ovvio che le imprese coinvolte se lo chiedano, sopratutto quelle più penalizzate come quelle del gioco che sono state sottoposte “a doppio lockdown”. Ed alle quali non sono arrivati tanti sostegni, o risorse, o ristori e che stanno portando avanti quasi da sole le proprie attività ed i propri lavoratori: cosa ormai arcinota, così come l’effettiva discriminazione che viene applicata al mondo dei giochi, e non solo. Vi sono anche altri settori altrettanto “dimenticati” e che stanno manifestando in piazza con sempre più fervore ed anche con tanta rabbia: quanto sia difficile questo momento a livello economico è indicibile e, purtroppo, è inarrivabile accontentare tutti e consentire che questo annus horribilis porti gli stessi introiti degli anni precedenti.

Per tornare, poi, alla pronuncia del TAR a fronte di ricorsi presentati da alcune aziende di gioco che avevano impugnato il vecchio Dpcm del 3 novembre, i suoi Giudici si sono espressi positivamente per il Governo affermando che è stato applicato il “principio di precauzione” in forza del quale diventa lecito interrompere le attività. Viene sottolineato che non sono soltanto le attività di gioco “ad essere state sospese con la chiusura” e non sono soltanto quelle attività a ricorrere al parere dei Giudici. Infatti, si è mosso anche il mondo della cultura, fermato in tutte le sue esteriorizzazioni, per voce del critico d’arte Vittorio Sgarbi: in qualità di Sindaco di Sutri (VT) voleva sovvertire il fare del Governo che ha decretato “la sparizione dei luoghi di cultura” da nord a sud dello Stivale presentando un ricorso per l’annullamento del Dpcm di novembre, ma con poca fortuna. I Giudici hanno dato, infatti, ragione al Governo percorrendo sempre la strada della “ragionevolezza”, applicata nella decisione di “limitare” le attività economiche a favore della tutela della salute.

Ma bisogna sottolineare, e sempre volendo forzatamente guardare il bicchiere mezzo pieno, che il TAR ha fissato dei “paletti” che potrebbero anche risultare “quasi favorevoli” alla difesa dei ricorsi che verranno presentati dall’industria. A parere di un legale che rappresenta alcuni ricorrenti di Roma Capitale, l’ultimo Dpcm dicembrino potrebbe essere impugnato con più fondamento proprio in base alla pronuncia espressa sul Dpcm del 3 novembre scorso. Infatti, con tale pensiero il TAR del Lazio evidenzia che il vecchio Dpcm valeva solo per un tempo limitato di un mese, mentre da oggi il tempo dello stop alle attività non può ritenersi limitato in quanto dal 24 ottobre scorso si passerà al prossimo 15 gennaio 2021. Tempistica che impedirà le attività di gioco, compresi tutti i giochi presenti nei casino online, anche negli esercizi generalisti che saranno, contrariamente al gioco, riaperti e con orari ampi. Secondo i Giudici del TAR il Dpcm del 3 novembre seguiva il principio della precauzione ed emesso in proporzione ai contagi “di allora” che ora stanno diminuendo.

Proprio tale argomento è quello che potrebbe essere cavalcato e risultare vincente per il ricorso che verrà presentato da alcuni operatori di gioco relativo all’attuale Dpcm dicembrino. Infatti, se il tempo continua ad allungarsi per le chiusure delle attività ed i contagi tendono a contenersi, ed a consegnare una situazione più rassicurante a livello sanitario, diventa più che legittimo domandarsi se ha senso proseguire nella chiusura totale del settore ludico. Si tratta di un provvedimento devastante per l’economia del gioco, ma anche se si pensa alla cultura ed al benessere delle persone che da quest’ultima indubbiamente ricevono. Quindi, il principio che sosterrà il ricorso che alcuni addetti al gioco andranno a presentare al TAR, potrà forse essere seguito anche dalla cultura e dai rappresentanti di altre attività assolutamente compromesse dalla linea rigorista ed a volte discutibile dell’attuale Esecutivo. Una valutazione più diversificata, meno discriminatoria e più attenta potrebbe indiscutibilmente “salvare la vita” di tante imprese del settore ludico, ma anche proteggere i suoi lavoratori dal trovarsi in una situazione occupazionale assolutamente a rischio: ed il Governo centrale non può girare la testa dall’altra parte.