L’interesse dell’erario nel gioco d’azzardo

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Certamente, in un Paese che si rispetti, l’Esecutivo deve guardare e trovare un equilibrio in tutti gli interventi che impone con le sue norme. E questo discorso vale nella direzione di qualsiasi settore, non solo ovviamente di quello del gioco d’azzardo pubblico e dei casino online legali. In questi anni, però, bisogna dire che l’Esecutivo ha guardato solo ed esclusivamente i propri interessi “personali”, cercando di guadagnare il più possibile dalla “sua creatura gioco”, che ha risposto in modo encomiabile alle esigenze del nostro caro Erario immettendo nelle sue casse una serie infinita di risorse. Risorse che hanno forse risolto un grosso problema per i cittadini che così non hanno dovuto di nuovo mettere le mani nelle proprie tasche, pagarne una nuova, particolare ed ulteriore tassa studiata ad hoc al fine di coprire “i consueti buchi del bilancio pubblico”. Ogni anno “questi buchi” sono da un lato la croce delle persone preposte a sistemare la posizione “debitoria dello Stato”e dall’altro i cittadini che “con terrore” aspettano l’autunno che ormai da anni “arriva” con l’inserimento di nuovi orpelli fiscali che rovinano le nostre vite, ma che sanano “come per incanto” le problematiche di bilancio.

Va bene, l’interesse di Stato innanzitutto, anche se questo chi scrive è convinto non troverà tutti d’accordo, ma chi ci governa ha anche il dovere-obbligo di tutelare l’interesse industriale che, per quanto riguarda il mondo del gioco d’azzardo pubblico, onestamente negli ultimi anni non è stato rispettato, ma anzi calpestato. E per spendere anche qualche parola in più su questo argomento, bisogna dire che l’Erario è indubbiamente il principale “portatore di interesse” per quello che riguarda gli introiti del gioco: incassa, infatti una somma netta pari a tutti i ricavi lordi di tutte le filiere messe insieme, per poi successivamente incamerare anche i singoli gettiti ordinari per impresa.

Che dire, da un lato come già detto fino allo sfinimento, l’Esecutivo propone progetti assistiti dalla stampa e spinti verso i “normali cittadini” per ridurre o per azzerare (non è dato ancora saperlo) le Awp nei bar e nei tabacchi, ma nell’altro senso si pone disponibile ad approcciare il divieto delle pubblicità relative al gioco, divieto pubblicitario che viene subito “sopito” in quanto arrivano le premesse di un azzeramento delle apparecchiature da intrattenimento. È una sorta di tira-molla che lo Stato mette in atto con l’interesse industriale del settore del gioco: ed è un giochino che ormai dura da un bel po’ e del quale si ritiene l’intera filiera sia proprio stufa.

Però questo è, speriamo che almeno in Conferenza Unificata qualcosa si riesca a “partorire” e questa volta a discapito dell’Esecutivo (mancati introiti erariali e non saranno pochi da conteggiare con la riduzione delle apparecchiature da intrattenimento) ed a favore, invece ed una volta tanto, dell’industria del gioco che dovrebbe uscirne (dalla Conferenza) con più sicurezze, con più normative, senza aumenti di tasse e con la possibilità di guardare al futuro. Ma quando si parla di settore del gioco sono “un azzardo” proprio tutte le prospettive ed appena sembra apparire uno spiraglio di “certezze” e di luce, subito dopo compare una “mazzata” che rimette le cose al “proprio posto”.